Giardini a Samarcanda
di Giuliana Spadaro
Editore Serarcangeli
€ 11.00

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Indice del Libro:
- Presentazione di G.La Porta
- Samarcanda
- Zubah
- Quattro Cavalli
- Abissi
-
Antichi
- Come le aquile
- Preghiera
- Nido di bellezza
- Le stelle
- Lampade
- Il Re
- Rose

 

Estratto dal libro "Giardini a Samarcanda " :

dal capitolo "Quattro Cavalli "

La giostra iniziava a girare lentamente, a fatica. Sembrava che avesse bisogno di una spinta più vigorosa per continuare ad andare. Poi, sempre lentamente, prendeva velocità : in questa fase si percepiva un senso di attesa, che lasciava immaginare quanto doveva ancora succedere. La velocità aumentava sempre più, cominciando ad acquistare un certo ritmo, si direbbe di ordine geometrico : sempre più, sempre più, con costanza e regolarità. Finalmente raggiungeva il suo massimo, che cercava di mantenere per diversi giri. Poi era come se l’impulso si esaurisse : con c’era più spinta e la giostra faceva ancora qualche giro veloce, ma per forza d’inerzia. Infine, cominciava a rallentare, ritmicamente, così come aveva cominciato a girare. Questa volta la velocità diminuiva sempre più, finchè tutto non si fermava.
Era una piccola giostra casalinga, colorata e affascinante. C’era posto solo per quattro persone, una per ogni cavallo di legno, ma la gente faceva la fila per salirci. La spesa era minima, i giri non erano molti e, tutto sommato, neanche tanto veloci. Ma tutti sapevano che era una giostra magica : scacciava i pensieri, i pesi, i malesseri e faceva sognare. Era risaputo che dopo qualche giro sulla giostra di Ormuz si stava meglio, in pace, perfino allegri e propositivi.

 

 

dal capitolo "Rose"

Il cavaliere aveva camminato per tutta la notte, guidato dalle stelle, sentendo di essere vicino alla méta : ormai solo alcune nuvole leggere si soffermavano nel cielo pallido dell’alba, mentre l’aria fresca ed ancora brumosa si scaldava lentamente ai raggi rosa del sole. Finalmente, ad una curva della strada che si inerpicava su su per le montagne, gli apparve la vallata che tanto aveva cercato. Era vasta, morbida, silenziosa, con tutte le tonalità del verde che si arrampicavano fin sulle cime più alte dei monti che la circondavano e che poi precipitavano nel fondovalle. Asimmetrico rispetto alla valle scorreva il fiume, limpido e tranquillo : si percepiva il suo leggero e continuo sciacquìo. Le sue rive erano pietrose, piene di ciottoli consumati dalla corrente, ed erano accompagnate da alberi, che, più o meno fitti, creavano zone d’ombra.  L’ampio terreno della valle si allargava piatto attorno all’acqua ed era coltivato.
Questa era la meraviglia della vallata : un’estensione immensa di rose si stendeva dal fiume ai primi colli ed il loro profumo prezioso arrivava fin là, sulla curva della strada, dove il cavaliere si era fermato incredulo. Aveva sentito parlare molto di quel posto, ma il vederlo ed odorarlo direttamente erano tutta un’altra storia. In pochi secondi i suoi stessi abiti, i capelli, la barba, si erano impregnati di quel dolce profumo. Lo sentiva quasi circolare nelle vene, lo sentiva in bocca, nella saliva, lo respirava. Anche questo gli avevano raccontato : chiunque riuscisse ad arrivare in quella valle si ubriacava di rose. Lui era sempre rimasto un po’ scettico in proposito, pensando che come al solito qualcuno aveva esagerato raccontando un’esperienza che sicuramente era stata forte, ma che comunque, per i soliti motivi di prestigio personale, era stata arricchita con un bel po’ di fantasia. Dovette ricredersi. Si sentiva stordito mentre quella forza gentile lo invadeva e lo invitava ad avvicinarsi. Scese da cavallo e lentamente cominciò a scendere la strada verso le coltivazioni meravigliose.

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